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Articoli News ed Eventi nel mondo dell'RFiD

September 2004 - Posts

  • Viaggio nel mondo dell'RFiD (II)

    Roma - Dopo aver dedicato la prima parte di questa serie di articoli alla storia della tecnologia RFID, ci occupiamo ora dei principi di trasmissione dell'energia e/o del segnale tra le due entità principali: il reader ed il tag.

    Analizziamo l'infrastruttura fino ad ora discussa con un dettaglio più tecnico. Il reader è essenzialmente composto da:
    - sistema di connessione e comunicazione con PC
    - sistema di alimentazione
    - sistema di generazione del campo RF
    - sistema di comunicazione mediante RF
    - eventuali sistemi accessori (che descriveremo meglio in seguito).

    Il sistema di connessione e comunicazione con il PC si basa essenzialmente sugli standard di comunicazione delle porte RS232 (la vecchia porta del mouse,Porta seriale RS232 per intenderci): tutti i sistemi operativi supportano questo standard, che è estremamente semplice e frequentemente utilizzato, ad esempio per la connessione dei modem esterni. Il sistema di comunicazione RS232 permette una comunicazione seriale, cioè la comunicazione avviene in serie, mediante un unico filo (in realtà è una coppia più un filo di massa), e in modalità "half-duplex": vige cioè la regola "io parlo, tu ascolti", diversa dalla comunicazione parallela, cioè "full-duplex", dove ricezione e trasmissione avvengono in contemporanea. Il tipo di comunicazione seriale avviene aprendo un canale di comunicazione tra le due apparecchiature (apertura della porta "COM"), in questo modo entrambe le apparecchiature sono in ascolto e la prima che "parla" occupa il canale impedendo la risposta dell'altra, che dovrà attendere la fine della trasmissione eventualmente per rispondere. Per capire meglio possiamo dire che la comunicazione seriale è come la comunicazione tra due persone al telefono: se entrambe parlano la comunicazione è impossibile, invece nella comunicazione parallela una singola entità è composta da una coppia di persone dove una parla ed una ascolta, quindi essenzialmente simultanea.
    Su queste premesse, possiamo facilmente capire come PC e reader comunichino: il PC, dopo aver aperto la porta di comunicazione, invia un comando "leggi" (in formato testo) al reader: a questo punto il reader, attraverso gli altri sistemi, legge il tag e risponde al PC: "ho letto questo?", oppure "non ho letto nulla". Naturalmente la comunicazione è ben più complessa di quanto qui semplificato, poiché i comandi inviabili sono tanti (tra cui anche il comando "leggi continuamente", che permette il solo ascolto da parte del PC). Tratteremo meglio lo standard di comunicazione quando parleremo dell'ISO 15693, che contiene tutte le informazioni per il funzionamento di una delle più diffuse tecnologie RFID.

    Il sistema di alimentazione del reader è un sistema classico composto da un alimentatore (o delle batterie): l'unica accortezza adottata dai produttori e quella di schermare l'alimentatore affinché non generi eventuali interferenze elettromagnetiche che possano impedire la corretta lettura dei tag, come meglio ci renderemo conto in seguito. Spettro elettromagnetico

    Il sistema di generazione del campo RF è costituito dall'apparecchiatura elettronica per la corretta emissione/stabilizzazione del segnale e dall'antenna. Il tipo di antenna dipende essenzialmente dalla frequenza che si è scelto di utilizzare. Per meglio comprendere quindi perchè esistono in commercio vari tipi di antenne con distanze di lettura anche considerevolmente differenti, dobbiamo addentrarci nel mondo della Radiofrequenza, cercando di comprendere i meccanismi fisici che la regolano (limitandoci comunque nell'esposizione e permettendo a tutti facilmente di capire): solo così potremo comprendere il reale funzionamento del sistema e i suoi limiti tecnici.

    Le onde elettromagnetiche sono il fenomeno fisico attraverso il quale avviene la propagazione dell'energia nello spazio: la stessa luce visibile è un fenomenoCampo elettromagnetico di origine elettromagnetica. Le onde elettromagnetiche possono essere assimilate ad una forma di tipo sinusoidale dove:
    a) il valore massimo assunto dalla semionda è l'Ampiezza (A)
    b) il tempo impiegato dall'onda per compiere un'oscillazione è detto Periodo (T)
    c) lo spazio percorso dall'onda in una oscillazione completa è detta Lunghezza d'onda (λ)
    d) il numero di oscillazioni compiute in un secondo è detto Frequenza (v)
    e) la velocità di propagazione nel vuoto è detta Velocità (c).

    Campo magneticoStudiando le equazioni di Maxwell, assimilando la velocità di propagazione nel vuoto come quella della luce, si concludeCampo elettrico che la lunghezza d'onda, la velocità e la frequenza sono correlate fra di loro da un'unica equazione. I fenomeni elettromagnetici vengono poi descritti nelle seguenti leggi:
    a) Legge di Ampere: "la corrente che attraversa un conduttore genera dei campi magnetici".
    b) "Legge di Faraday": i campi magnetici che variano nel tempo generano campi elettrici indotti".

    Questo ci permette quindi di trasmettere energia senza contatto: in pratica, facendo variare la corrente in un conduttore (corrente alternata, come quella diPosizione di un tag magnetico rispetto ad un'antenna casa, solo che invece di alternare con una frequenza di 50 Hz viene alternata a frequenze di molto superiori), questo genera un campo elettromagnetico (come un elettromagnete) che è in grado, a certe condizioni, di trasformarsi ancora una volta in energia elettrica (correnti parassite). È per questo motivo che sugli aerei è vietato l'uso di apparecchi come i cellulari, perchè l'emissione del campo elettromagnetico potrebbe condensarsi in qualche cavo (il conduttore) e disturbare i computer di bordo, causando anche la caduta dell'aereo stesso.
    Inoltre, dalla fisica sappiamo che un campo elettromagnetico è la somma di due campi generati dalla stessa fonte, uno puramente elettrico ed uno puramente magnetico. Questi due campi sono correlati e le funzioni matematiche che li definiscono dipendono da:
    - distanza dal punto di emissione
    - lunghezza d'onda
    - posizione nello spazio.

    Ma gli stessi campi non vengono influenzati egualmente da questi fattori, anzi:
    il campo magnetico prevale a breve distanza, mentre il campo elettrico prevale a lunga distanza. Possiamo quindi definire "campo vicino" la porzione di spazio attraversata dalle linee di flusso magnetico e "campo lontano" la porzione di spazio attraversato dalla radiazione elettrica. Prendiamo un esempio dal nostro sole: le eruzioni solari che spesso vediamo in TV, formano degli anelli con la superficie solare, questo perchè il plasma eruttato segue le linee di campo magnetico (che sono sempre chiuse, come anelli) rendendocele visibili. Al contrario, la luce solare viene proiettata nello spazio e rappresenta il nostro campo elettrico.

    Come precedentemente definito dalla legge di Faraday, ovunque sia presente un campo magnetico oscillante vengono indotte delle correnti parassite. Questo principio, lo stesso dei trasformatori, è quello utilizzato per i tag ad accoppiamento magnetico (si intende il processo di propagazione dell'energia da un oggetto all'altro): ovunque sia presente un campo elettrico oscillante vengono indotte correnti parassite. Questo principio, lo stesso dell'esperimento di Marconi, è lo stesso utilizzato per i tag ad accoppiamento elettrico. Va inoltre precisato che l'energia elettrica indotta dal campo magnetico è funzione del suo orientamento, per questo motivo, se il tag non è orientato perpendicolarmente al campo magnetico, lo stesso non assorbirà sufficiente segnale per instaurare la comunicazione. Differentemente, il campo elettrico indotto è influenzato fortemente dalla distanza. Essendo i due campi fisicamente diversi, si comportano in modo diverso: il primo, quello magnetico, avendo le linee di flusso ricurve su se stesso riesce a trasmettere energia solo se le linee vengono tagliate perpendicolarmente; il secondo invece, avendo le linee di flusso praticamente rette, non subisce questo effetto e l'unica influenza fortemente nociva è la distanza (dato il diradamento delle linee di flusso, così come la luce di una candela è in grado di illuminare soltanto piccole porzioni di spazio).

    Il diverso comportamento delle onde nel campo vicino e nel campo lontano ha grande importanza per i sistemi RFID, sopratutto per la definizione delle problematiche di lettura. Come abbiamo visto in precedenza, il campo magnetico è costituito da linee di flusso a forma di anelli chiusi; il campo elettrico invece ha una propagazione sostanzialmente lineare; ciò significa che le problematiche di lettura nel campo magnetico saranno derivate da tutte le situazioni in cui il campo viene distorto o tagliato prima che il tag ne assorba l'energia. Le problematiche di lettura nel campo elettrico sono invece derivate da situazioni dove il campo delle cariche elettriche viene assorbito o riflesso prima che il tag ne assorba l'energia. La modalità di propagazione del campo elettromagnetico è detta di "scattering" per i campi a prevalenza magnetica e di "onda diretta" per i campi radio. È facile intuire altresì che l'antenna dovrà avere forma e dimensioni diverse per ottimizzare l'uno o l'altro campo in funzione della tipologia di tag da adottare. Anche la lunghezza d'onda è importante poiché solo sopra i 20 MHz vengono generati anche i campi elettrici (o radio) oltre quelli magnetici e solo oltre i 30 MHz vengono indotti campi elettrici sufficientemente potenti per instaurare una comunicazione tra due fonti.

    Le antenne adottate per i campi magnetici sono di forma "a spira chiusa" dove la loro lunghezza è un quarto della lunghezza dell'onda adottata, questo perchè non venga distorto il campo magnetico dall'antenna stessa che lo ha generato (l'antenna del tag dovrà essere dotata di una serie di spire, come nei trasformatori, tale da assorbire sufficiente energia per l'alimentazione, nel caso dei tag passivi), praticamente come le bobine degli alimentatori.

    Antenna di un tag elettricoLe antenne adottate per i campi radio sono invece a forma di filo (o dipolo ideale), tale da generare un campo magnetico estremamente piccolo per propagare il campo elettrico in maniera uniforme (anche le antenne dei tag saranno dello stesso genere, cambieranno forma solo per raccogliere, nel caso di tag passivi, eventuale energia residua da rimbalzo o diffrazione). Quindi le antenne RFID magnetiche avranno la forma di un anello ed il campo elettromagnetico generato sarà perpendicolare (come due lobi) all'antenna stessa. Le antenne RFID radio possono essere direzionali (come quelle di un radar o della TV terrestre) o meno (come quelle delle apparecchiature Wi-Fi).

    Un'ultima considerazione và fatta sulle antenne magnetiche. La loro dimensione è funzione della frequenza adottata e la dimensione del campo generato èAntenna Magnetica a loop funzione della lunghezza dell'antenna, per cui tanto maggiore sarà la distanza di lettura (a parità di potenza emessa, ma come vedremo in seguito un eccesso disturberà le comunicazioni) tanto più grande dovrà essere l'antenna stessa.
    A questo punto possiamo definire due grandi famiglie di RFID: magnetici ed elettrici. Vediamo infine quali possono essere le cause di disturbo nei sistemi magnetici e radio:. Il campo magnetico, per letture a breve distanza, può essere disturbato da:
    - alimentazione non stabilizzata correttamente che induce errori nelle comunicazioni
    - presenza di fili elettrici alimentati, che generano campi magnetici di disturbo
    - effetto "eco" derivato dalla presenza di materiale metallico nelle vicinanze
    - liquidi polari (come l'acqua distillata), che assorbono il campo magnetico
    - effetto distorsivo dei metalli (i metalli sono impenetrabili alle onde magnetiche, di conseguenza tagliano o piegano le linee di flusso, questo è il motivo per cui i tag passivi HF non possono essere posti a diretto contatto con un metallo, ma devono essere distanziati di alcuni millimetri).

    Il campo Elettrico, inefficace a breve distanza, può essere disturbato da:
    - presenza di altre fonti radio nelle vicinanze, con frequenza identica o multipla della frequenza utilizzata
    - materiali impenetrabili alle onde radio.

    Il sistema di comunicazione mediante RF è costituito da un'apparecchiatura elettronica in grado di interfacciarsi con il sistema di generazione del campo RF, riducendo i "rumori" (i disturbi, un po' come il dolby per le audiocassette) e codificare/decodificare le modulazioni sulla portante elettromagnetica in modo da leggere o scrivere i tag. Per poter comprendere meglio, si tratta dello stesso schema di comunicazione visto per le porte RS232, solo visto "a basso livello", cioè nella sua comunicazione bit a bit.

    Uno schema di comunicazione tra due apparecchiature viene definito dallo schema ISO-OSI, composto da 7 operazioni:
    1) - Link Fisico, dipendente dalle proprietà fisiche di comunicazione
    2) - Link Logico, dipendente dalla struttura dei dati
    3) - Rete, dipendente dall'indirizzamento (a chi comunico se sono presenti più interlocutori)
    4) - Trasporto, dipendente dalla qualità e natura dei dati
    5) - Sessione, dipendente dall'organizzazione delle sequenze dei dati
    6) - Presentazione, sintesi dei dati trasferiti
    7) - Applicazione, uso dei dati.

    Prima di passare alla parte applicata alla RF, vediamo con semplicità come può essere applicato questo sistema alle porte RS232:
    1) - Apertura della porta COM (ascolto)
    2) - Creazione della struttura dei dati idonea al trasporto (codifica binaria 0 - 1)
    3) - Indirizzamento (nel caso della RS232, essendo point-to-point, lo stesso non avviene; nel caso di "armadi RS232", nel segnale è specificato "a chi indirizzare" i dati)
    4) - Trasporto (ricezione e controllo dei pacchetti ricevuti)
    5) - Sessione (trasformazione da codice binario a stringhe, accorpamento dei pacchetti)
    6) - Presentazione (sintesi complessiva del segnale ricevuto, presentazione delle stringhe all'applicazione)
    7) - Applicazione (uso del segnale)

    Per la parte RF il criterio è simile:
    1) - Generazione del campo RF
    2) - Codifica dei dati (con algoritmo CRC)
    3) - Invio dei dati (ad esempio, il comando "leggi cosa c'è nel campo", a tutta la rete)
    4) - Ricezione dei dati e controllo CRC, anticollisione
    5) - Stabita la sessione, comunicazione di tutti i dati, controllo ed organizzazione
    6) - Consegna dei dati al sistema di comunicazione PC
    7) - Applicazione (uso dei dati da parte dell'applicativo) Modulazioni

    Naturalmente, essendo il mezzo di trasmissione completamente diverso, anche il sistema di trasmissione sarà diverso, quindi il protocollo di comunicazione conterrà tutta una serie di "campi di controllo" (i CRC, Cyclic Redundancy Check, in pratica un numero che attraverso una complessa funzione matematica definisce se la stringa è corretta o meno) in funzione delle fasi di trasmissione (CRC del singolo pacchetto, CRC della trasmissione completa), questo sistema permetterà l'eventuale correzione dell'errore (trasmissione parziale del pacchetto) o la ritrasmissione completa, garantendo, di fatto, un'elevata affidabilità dei dati. Questo tipo di trasmissioni, analogamente ai pacchetti trasmessi sull'RS232, è puramente half-duplex (Per chiarezza, il protocollo RS232 è Full-Duplex, ma solo il Layer di protocollo, non lo scambio dati a livello applicazione).

    Il sistema di trasmissione dei dati in RF avviene mediante la modulazione del segnale portante (la frequenza scelta, sia magnetica, sia elettrica): i transponder utilizzano il principio della "backscatter radiation" (retro diffusione) per effettuare la comunicazione, cioè all'atto della trasmissione da parte del transponder, il microchip pone in corto circuito (shunt) la sua antenna, generando così delle fluttuazioni (molto leggere) nell'ampiezza della portante RF attraverso un transistor (in pratica "disturba" il campo emesso dal reader): questa sequenza di pulsazioni rappresenta il segnale inviato. Il reader magnetico si comporta come un trasformatore e, quando il circuito secondario (l'antenna del transponder) è in corto circuito, subisce una caduta di tensione molto lieve che viene interpretata, verificata, corretta e trasferita. Il reader elettrico si comporta invece più come un sistema radar, leggendo i bit pervenuti dall'antenna del transponder, che invece di cortocircuitarsi emette un bit radio.

    A questo punto è molto più semplice capire la differenza tra un transponder attivo ed uno passivo: il transponder attivo ha più energia da spendere per il processo di backscattering, rendendo le comunicazioni più efficaci e permettendo quindi di raggiungere distanze più elevate; inoltre non vi è l'effetto "bitfail", cioè il collasso brevissimo del campo elettromagnetico per l'alimentazione del tag che disturba le comunicazioni e non permette la lettura di un gran numero di tag contemporaneamente: dato che il tag non è ancora stato alimentato, non sa di dover attendere la fine delle trasmissioni di qualcun'altro prima di poter disturbare anch'esso il campo, quindi assorbe energia ed il reader l'interpreta come shunt del tag in trasmissione, fallendo la stessa e dovendola ripetere. Vedremo più in dettaglio questo problema quando parleremo dell'ISO ed in dettaglio del funzionamento reale dell'algoritmo anticollisione. Naturalmente, essendo le letture delle interpretazioni di "disturbi" del campo elettromagnetico, questi sistemi sono molto sensibili

    I sistemi accessori sono componenti dei reader che permettono di automatizzare eventuali operazioni o componenti di attivazione (relè): ad esempio, alcuni reader hanno delle liste programmabili di codici di tag verso le quali devono o non devono attivare un relé (ecco come funzionano i reader dei tesserini di accesso), non molto diversi da qualsiasi altra tipologia di apparecchi come smart card reader, barcode reader, magnetic strip reader.

    Sperando di essere stato sufficientemente chiaro, non troppo noioso e sopratutto di avervi fatto comprendere i fondamenti intrinseci della tecnologia, vi do appuntamento al prossimo articolo, ove parlerò in maniera approfondita di standard ISO, tipologie di tag in commercio, frequenze utilizzate ed utilizzabili e molto altro.

    Corrado Patierno

  • Viaggio nel mondo dell'RFiD (I)

    di C. Patierno - Inizia qui una serie di articoli dedicati ad esplorare la tecnologia RFID, destinata ad assumere un ruolo sempre più importante nelle nostre vite. Si parte con la storia di RFID:

    Roma - Nel corso di questi ultimi due anni sono state spese molte parole per descrivere una tecnologia, la RFID, che molti definiscono una "rivoluzione".

    Questa serie di articoli nasce per fare luce in questo ambito sempre più caotico e, partendo da un'analisi storica che ci permetta di far chiarezza sulle reali possibilità di applicazione nell'immediato e nel futuro dell'RFID, cercare di fornire quella serie di concetti e notizie necessari a comprendere i meccanismi intrinseci (o di funzionamento) ed estrinseci (o di applicazione) della tecnologia, superando i luoghi comuni e mettendo tutti (operatori del settore, grandi aziende, comuni cittadini) in grado di affrontare questa "evoluzione" senza allarmismi.

    Acronimo RFID

    Iniziamo dalla definizione stessa dell'acronimo RFID: "Radio Frequency IDentification", cioè Identificazione a Radiofrequenza. Lo stesso acronimo ci permette di dare una direzione alla stessa tecnologia (precisandola e limitandola):

    a) è una tecnologia che permette l'identificazione (si intende per identificazione il riconoscimento univoco di un oggetto);
    b) è una tecnologia che sfrutta la radiofrequenza (di cui si parlerà in seguito).

    Da queste precisazioni è possibile già dare limiti e corpo a questa tecnologia, perché lo scopo primario è l'identificazione (certa di un oggetto) e lo scopo secondario è lo sfruttamento di un sistema wireless a radiofrequenza.

    Storia

    Questa tecnologia è nata durante la seconda guerra mondiale in concomitanza con i primi radar (radio detecting and ranging, rilevamento radio e misurazione di distanze). Questi non erano sofisticati e tecnologici come i moderni radar, ma anzi erano abbastanza artigianali. In pratica erano costituiti da:Radar inglese del 1944

    - un'antenna di trasmissione fortemente direzionale (di forma paraboloide) che emetteva una serie di impulsi radio,
    - un impianto di ricezione (che sfrutta la stessa antenna) montato su un piano rotante,
    - un sistema di amplificazione,
    - un primitivo schermo.

    Il principio di funzionamento del radar consiste nell'inviare verso l'oggetto cercato radioonde generalmente modulate a impulsi e nel ricevere le onde riflesse dall'oggetto medesimo (echi radar). Calcolando il tempo di eco, ossia il rimbalzo dell'impulso sulla carlinga dell'aereo, e conoscendo la posizione istantanea della rotazione dell'antenna ricevente, il sistema di amplificazione permetteva la visualizzazione di un punto sullo schermo, cioè dell'aereo.

    Visore di un radar del 1944Il ministero della difesa britannico non ritenne completamente soddisfacenti i primi sistemi radar, in quanto non avrebbero dovuto solo avvistare gli aerei nemici, ma anche identificare gli amici dai nemici, così da ottenere la situazione in tempo reale delle battaglie aeree. La difesa britannica quindi ordinò la progettazione di un sistema IFF - Identification Friend or Foe (Identificazione amico o nemico). Gli ingegneri decisero allora di implementare sugli aviogetti inglesi (o alleati in seguito) una scatola contenente una ricetrasmittente, denominata successivamente "transponder", che all'atto dell'illuminazione radar (vale a dire, quando il fascio di radioonde colpiva l'aereo) rispondesse sulla stessa frequenza istantaneamente con un "bip" che amplificato permise nel radar stesso l'identificazione degli aviogetti amici dai nemici. Apparato di terra del sistema IFF inglese (1944)

    Successivamente, con l'evoluzione tecnologica, questi sistemi sono divenuti sempre più precisi. L'evoluzione successiva infatti fu non solo l'identificazione IFF ma l'identificazione univoca dell'aviogetto mediante un ID assegnato. Questo fu possibile modulando l'emissione del transponder (ecco i primi esperimenti di onde radio FM) a bordo dell'aereo, che non inviava più un semplice "bip", ma una serie opportunamente codificata: ciò permise di "numerare" gli aviogetti e conoscerne così la posizione univoca

    Fino agli inizi degli anni '90 i veri e propri transponder furono utilizzati esclusivamente in campo militare e civile per l'identificazione di navi ed aerei. Successivamente, con l'avvento delle nuove tecniche di gestione magazzino derivate direttamente dalle catene di produzione giapponesi (ad esempio, la gestione magazzino secondo il modello JIT, just in time, che modula la produzione sulla base della richiesta), si resero necessari strumenti di natura informatica sempre più complessi, che permettessero un'automazione spinta ed una localizzazione precisa delle merci incrociata con le apparecchiature automatizzate in movimento.

    Le prime soluzioni degli anni '80, assai poco eleganti, prevedevano l'uso di codici visuali (ad esempio, i primi codici a barre) che però mostrarono subito i loroTransponder aeronavale limiti: distanze di lettura inferiori ai 5 cm, impossibilità di letture in ambienti con polveri sospese, necessità di pulizia delle apparecchiature continua. Avevano un solo pregio: i bassi costi. Queste soluzioni si evolsero poi fino ai codici a 13 cifre che troviamo normalmente sui prodotti. Questa soluzione però non si legava molto bene all'identificazione o localizzazione di apparecchiature in movimento (ad esempio, i muletti automatici): per risolvere questo problema, ai primi "robot" furono applicati dei transponder a potenza ridotta (con un limite di lettura di una decina di metri e non centinaia di chilometri), inoltre per ridurre i costi fu estrapolata la funzionalità di identificazione da quella del radar, identificando quindi nel raggio d'azione dell'antenna cosa c'era, senza individuarne la posizione.

    Alla riduzione delle potenze e delle distanze aumenta enormemente la difficoltà nella progettazione di un sistema radar, poiché le onde radio si propagano alla velocità della luce, e l'eco di ritorno è così veloce da non poter essere elaborato. Così nacque il primo sistema di identificazione a radiofrequenza, che permetteva di identificare la posizione (presunta) di un oggetto vicino all'antenna, quindi la possibilità di gestire i movimenti dei muletti in un magazzino automatizzato. Dato che la provenienza di questa tecnologia era prevalentemente di origine aeronautica, ed in aeronautica tutto è normalizzato, all'inizio furono utilizzati gli stessi standard aeronautici, poi convertiti in standard ISO sulla base dell'espansione della tecnologia.

    Di seguito vediamo come sono mutati i sistemi in circa 50 anni.

    I componenti principali sono ora costituti da:

    a) antenna ricetrasmittente (ridotte le potenze e le dimensioni, eliminata la rotazione e l'identificazione della posizione);
    b) apparecchi di visualizzazione (passaggio da schermi con identificazione del punto a comunicazione dei dati informatici direttamente a un computer);
    c) transponder (ridotte le dimensioni e limitata la potenza, alimentazione a batterie).

    È importante sottolineare la differenza tra i transponder aeronautici ed i transponder RFID: i primi sono delle complete apparecchiature di ricetrasmissione (che hanno anche un costo molto alto e sono alimentati dall'aereo stesso), i secondi sono invece costituiti essenzialmente da:

    - un'antenna ricetrasmittente;
    - una batteria;
    - un microchip.

    Tag attivo

    Questa tipologia di transponder è stata denominata "attiva" in quanto è dotata di batterie ed è tutt'ora utilizzata nell'industria (persino in autostrada con il telepass). Il primo utilizzo sperimentale di questa tecnologia fu fatto negli anni '70 con gli animali, quando l'Università di Chicago definì un protocollo per l'identificazione e l'invio di dati come la temperatura. Qui si definirono chiaramente le caratteristiche dell'RFID moderno, vale a dire:

    - l'identificazione wireless;
    - la trasmissione di dati wireless.

    Tag EAS o antitaccheggio

    Il sistema così ideato aveva però forti limiti: non era infatti possibile identificare la posizione di un transponder avendone ridotto le dimensioni e la potenza. Spesso due transponder operanti nello stesso campo radio si disturbavano, endendo impossibile la lettura dei reciproci identificativi. Questo problema viene detto "effetto collisione" e si verifica quando due segnali con la stessa frequenza si accavallano. Ad esempio, si pensi a più persone che parlano nella stessa stanza contemporaneamente: il tono di voce rappresenta la frequenza. Se tutti hanno lo stesso tono di voce, le comunicazioni sono impossibili.

    Per risolvere questo problema furono ideati degli algoritmi anticollisione che permisero la comunicazione alternata di due o più transponder senza conflitti. Era inoltre necessario identificare in modo certo il campo d'azione dell'antenna emettitrice/ricevente per evitare che due o più antenne si disturbassero a vicenda. La strada per la soluzione a questo problema fu trovata ripercorrendo quella tracciata dai sistemi EAS (Electronic Article Surveillance), una variante dei sistemi RF del 1960, che emettevano un singolo bit (presente o assente, quindi senza identificazione): oltretutto il transponder non doveva essere alimentato: in pratica la sua presenza "disturbava" il campo radio e veniva quindi individuato. Questi sistemi lavoravano a frequenze più basse delle normali onde radio per i radar, generando campi elettromagnetici tra due estremità di antenne (come ad esmepio avviene nei due pannelli del sistema antitaccheggio del supermercato) e quindi agendo in spazi ben delimitati e certi.

    Lo studio dei sistemi EAS aveva però dato anche lo slancio verso la ricerca di un sistema RFID che non necessitasse di un sistema di alimentazione sul transponder, rendendolo così più piccolo, economico e di maggior durata, con una vita non più legata all'autonomia della batteria: si pensò quindi, abbassando le frequenze, di sfruttare i principi dell'elettromagnetismo, gli stessi che fanno funzionare i trasformatori. Si parla in pratica dell'esperimento di Marconi: la "condensazione di energia elettrica a distanza mediante un'onda radio" (ma vedremo meglio in seguito distinguendo le frequenze HF - UHF) per alimentare i transponder, esperimento che riuscì benissimo, grazie anche alle miniaturizzazioni, all'aumento dell'efficienza dei microchip EEPROM e all'inserimento di un condensatore che rende stabile la carica il tempo sufficiente all'invio dei dati. Si ottennero così i primi transponder "passivi", che d'ora in poi chiameremo TAGTag passivo.

    Vediamo la costituzione di un TAG passivo:

    - antenna, costruita secondo specifici canoni per "catturare l'energia" (v. figura, sezione 1)
    - condensatore (2)
    - microchip (3)

    Da questo momento i campi di ricerca sulla tecnologia RFID si sono sdoppiati in:

    - tecnologia RFID attiva a campo non delimitato;
    - tecnologia RFID passiva a campo delimitato.

    La tecnologia passiva ha anche permesso di semplificare alcuni processi come l'algoritmo anticollisione: dato che i TAG sono alimentati dal campo elettromagnetico, lo stesso non riesce ad alimentarne più di 30/40, quindi l'algoritmo può essere ottimizzato per queste situazioni; per i TAG attivi, invece, possono arrivare fino oltre i cento TAG contemporanei nel campo elettromagnetico.

    Vediamo quindi le differenze tra la tecnologia "attiva" e "passiva".

    Tecnologia attiva:

    a) antenna piccola, multidirezionale
    b) frequenze nell'ordine del GHz (tra i 900 MHz ed i 5,8 GHz);
    c) distanze di lettura nell'ordine delle decine di metri;
    d) transponder alimentati;
    e) algoritmo anticollisione avanzato.

    Tecnologia passiva:

    a) antenne monodirezionali di discrete dimensioni;
    b) frequenze basse (Hz per i TAG ad induzione o HF, MHz per i TAG elettrici o UHF; differenza di cui si parlerà in maniera più approfondita in seguito);
    c) distanze variabili tra 1 cm e 20 metri;
    d) transponder non alimentati;
    e) algoritmo anticollisione semplificato (massimo 30-40 TAG contemporanei)

    Per il momento è tutto. Vi do appuntamento alla prossima settimana con un articolo in cui approfondiremo la conoscenza della tecnologia RFID.

    Corrado Patierno

    Posted Sep 17 2004, 01:00 AM by cor277 with 1 comment(s)
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