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Articoli News ed Eventi nel mondo dell'RFiD
October 2004 - Posts
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Roma - In questa quarta parte dello speciale approfondiamo le possibilità applicative (nonché i limiti) della tecnologia RFID. Abbiamo visto negli articoli precedenti che la tecnologia RFID ha come scopo primario l'identificazione, attraverso il suo SID, di un'entità e, inoltre, è classificabile per: - tecnologia Attiva o Passiva - frequenze utilizzate - protocollo di comunicazione ed anticollisione - appartenenza ad una categoria ISO Esistono anche delle classificazioni per tipologia di boxatura. Per boxatura si intende il rivestimento esterno al tag: ad esempio, l'etichetta è una boxatura con collante nella parte inferiore ed una superficie nella parte superiore rispetto al tag, oppure si parla di boxatura quando si identifica il contenitore di plastica di un tag attivo. Sostanzialmente i tag di tipo attivo sono sempre inscatolati in elementi di plastica per contenere correttamente la batteria (per un esempio, si veda figura a lato), invece i tag passivi possono assumere le forme più svariate. Naturalmente la lunghezza dell'antenna è funzione della frequenza utilizzata, quindi, anche tecnicamente, le boxature dovranno essere differenti. Per applicazioni dove sono necessari tag piccoli (ad esempio, i tag per gli animali, iniettabili sotto pelle con una siringa apposita) la scelta cade sui tag a bassa frequenza, da 134 KHz. Per applicazioni dove sono necessarie etichette (ad esempio, i tag utilizzati nelle biblioteche) la scelta cade sui tag HF a 13,56 MHz o UHF. Naturalmente la boxatura ha un costo da non sottovalutare per la progettazione adeguata di un sistema RFID: il costo può aggirarsi da 10-20 centesimi di euro per la boxatura in formato etichetta (che non comprende il prezzo del transponder) fino ad 1 euro o più per boxature particolari (portachiavi, badge comprensivi di serigrafia, ecc.). Nelle figure sottostanti vediamo diverse tipologie di boxature disponibili sul mercato. È facile comprendere che, con queste tipologie di boxatura e tag, le applicazioni sono limitate solo dalla nostra fantasia e da un buono studio di fattibilità applicato. In seguito vediamo alcuni esempi. Ambito Sanitario: identificazione e riconoscimento delle sacche di sangue Situazione attuale: forniture e magazzino gestiti in maniera manuale o semiautomatica con codici a barre, sistema di identificazione e rintracciabilità effettuato con norme interne (in alcuni casi ISO) composte prevalentemente da documentazione da compilare a carico del personale addetto. Problema: Riconoscimento certo dei materiali emoderivati, miglioramento delle procedure di gestione. Motivo: Inventariazione automatica delle forniture di emoderivati, gestione in realtime del magazzino, identificazione immediata (con comunicazione tempestiva anche su materiale già consegnato) di materiale non idoneo, certificazione della corretta conservazione. Soluzione: È possibile risolvere in poco tempo il problema attraverso l'uso dell'RFID, applicando delle etichette RFID su ogni emoderivato, inoltre è possibile fornire al personale dei palmari idoneamente equipaggiati, che si interfacciano in un database unico in modalità wireless, ottenendo tutte le informazioni in realtime (tutte le informazioni sull'emoderivato selezionato o in alternativa, dove trovarlo in magazzino). Inoltre questo sistema permette di riordinare le scaffalature e ritrovare con un semplice "scan" materiale erroneamente collocato, oltre che permettere di gestirne lo stato di conservazione "loggando" con appositi varchi gli orari di ingresso ed uscita dal magazzino. È possibile inserire dei dati non modificabili nell'etichetta stessa che permette il funzionamento anche con il database offline. Scelta dei transponder RFID: Etichette ISO 15693 B + Badge ISO 15693 B, scelta obbligata per il formato etichetta e per mantenere uno standard utilizzabile a livello mondiale Vantaggi oggettivi immediati: 1) Catalogazione dell'uso degli emoderivati (cosa viene somministrato ed a chi) automatico 2) Gestione automatica del magazzino 3) Riduzione degli errori di trasfusione (sopratutto in caso di emergenza) 4) Gestione dello stato di conservazione in modo automatico 5) Log delle consegne del materiale automatico (a chi è fornito per la somministrazione il materiale) Vantaggi secondari: 1) Applicazioni di filiera, cioè i fornitori potranno fornire con gli emoderivati anche il relativo database e condividerlo con più strutture, fornendo alert in tempo reale Costi immediati: Circa 50 / 80 cent ad etichetta (ISO 15693 B), costo dell'infrastruttura informatica, costo del SW. È possibile calare il SW in ambienti informatici già più avanzati, riducendo i costi dell'implementazione. Rientri economici: Miglioramento delle procedure di gestione, riduzione degli errori (e le relative cause a carico della struttura), dimostrazione e certificazione di qualità degli emoderivati. Soluzione alternativa: Una soluzione alternativa può essere l'uso di etichette con barcode, ma si perderebbe tutto il processo automatico di gestione magazzino, lasciando quindi pressochè inalterata la situazione attuale. Ambito Sanitario: Lavaggio sicuro dei camici e teli delle camere operatorie Problema: Il fornitore deve certificare la completa sterilità di un telo od un camice, secondo specifici processi in autoclave. Soluzione: mediante l'apposizione di tag RFID a 134kHz in un lembo del telo o del camice è possibile tracciare (scrivendo nel tag) tutti i processi di sterilizzazione a cui è sottoposto e tracciare il personale che ne è venuto in contatto durante gli stessi (attraverso apposite antenne e varchi). Questo permette, nel caso di un processo di sterilizzazione fallito la sua ripetizione solo sui capi non correttamente processati. Scelta del tag RFID: Tag 134kHz, scelta motivata dalla presenza di acqua e dalla elevata resistenza ad emissioni x-ray (fino ad emissioni doppie di quanto possa assorbire una persona in un anno) Vantaggi oggettivi immediati: 1) Possibilità di certificare la qualità della merce fornita 2) Scarto immediato del materiale non conforme, riduzione dei costi di ri-trattamento Vantaggi secondari: 1) Gestione in realtime del lavorato 2) Applicazioni di filiera, è possibile fornire al cliente i dati dei tag apposti nel materiale per permettere la sua gestione interna. Costi immediati: Circa 1? a tag, costo dell'infrastruttura informatica e del SW. Rientri economici: Miglioramento delle procedure di gestione, riduzione degli errori (e le relative cause a carico della struttura), dimostrazione e certificazione di qualità dei materiali forniti. Soluzione alternativa: non esistono soluzioni alternative valide (etichette non utiizzabili, inchiostri facilmente degradabili ecc...) È facilmente intuibile che con questo sistema si possono facilmente gestire: documentazioni, libri (vedi articolo biblioteca vaticana), persone (già ampiamente utilizzato da molte società per la gestione accessi), cibi, certificazioni di autenticità (se il tag è univoco e non clonabile, la sua presenza o meno può certificare l'autenticità di un bene). In ambiti come quello sanitario, sarebbe in teoria possibile tracciare ogni attività umana che coinvolga il paziente, da quello che ha mangiato ai medicinali somministrati, riuscendo ad ottenere la "storia" di ogni singolo elemento, riducendo enormemente spechi, agevolando il personale nelle mansioni di tutti i giorni, gestendo comunque informazioni presenti nelle cartelle cliniche, fornendo in sostanza un servizio molto più efficace ed efficiente. Parte II (pagina 2 di 2) Vediamo anche le problematiche legate alla privacy: in un mondo ideale, dove la tracciabilità è utilizzata per scopi puramente legati alle attività principali, il problema della privacy è un finto problema, in un mondo invece dove le informazioni hanno un valore di mercato (considerate che esistono aziende che vivono di compravendita di dati statistici e personali) la privacy và tutelata. A tal proposito, si è tenuta nel 2003 a Sidney la conferenza mondiale dei garanti della privacy dalla quale è scaturita la seguente risoluzione (ed a cui il nostro garante fà riferimento per la normativa nazionale): "Sulla base di una proposta formulata dall?Autorità per la protezione dei dati e l?accesso alle informazioni del Brandeburgo, dal Centro indipendente per la tutela della privacy dello Schleswig-Holstein, dall?Autorità spagnola per la protezione dei dati e dall?Autorità per la protezione dei dati del Cantone Zug, Svizzera, la Conferenza internazionale delibera quanto segue: I dispositivi basati sull?identificazione attraverso radiofrequenze (RFID) trovano impiego crescente per numerosi scopi. Pur esistendo situazioni in cui tale tecnologia può avere effetti positivi e benefici, vi sono anche implicazioni potenziali in termini di privacy. Sinora le etichette RFID vengono utilizzate soprattutto per l?identificazione e la gestione di oggetti (prodotti), per il controllo della catena distributiva, o per tutelare l?autenticità di singoli marchi; tuttavia, esse potrebbero essere messe in relazione con dati personali come quelli ricavabili dalle carte di credito, e potrebbero essere utilizzate persino per raccogliere tali dati, oppure per localizzare o profilare individui in possesso di oggetti che rechino tali etichette. La tecnologia in questione potrebbe consentire di ricostruire le attività di singoli individui e istituire collegamenti fra le informazioni raccolte e banche dati preesistenti. La Conferenza sottolinea la necessità di tenere conto dei principi di protezione dati qualora si preveda di introdurre etichette RFID connesse a dati personali. Occorre rispettare tutti i principi fondamentali della normativa in materia di protezione dei dati e privacy nella progettazione, nella realizzazione e nell?utilizzazione di dispositivi basati sulla tecnologia RFID. In particolare: a) prima di ricorrere a etichette RFID connesse a dati personali, o tali da consentire la profilazione della clientela, ciascun titolare di trattamento dovrebbe valutare approcci alternativi che consentano di raggiungere lo stesso obiettivo senza raccogliere dati personali o profilare la clientela; b) qualora il titolare del trattamento dimostri che è indispensabile ricorrere a dati personali, questi ultimi devono essere raccolti in modo chiaro e trasparente; c) i dati personali possono essere utilizzati esclusivamente per lo scopo specifico per cui sono stati inizialmente raccolti, e possono essere conservati soltanto finché risultino necessari al raggiungimento (o al soddisfacimento) di tale scopo, e d) i singoli interessati dovrebbero avere la possibilità di cancellare i dati e di disattivare o distruggere le etichette RFID una volta che ne siano entrati in possesso. Si dovrebbe tenere conto dei principi sopra indicati nella progettazione e nell?utilizzazione di prodotti con tecnologie RFID. La lettura e l?attivazione remote di etichette RFID, senza che la persona in possesso dell?oggetto recante un?etichetta del genere abbia alcuna ragionevole possibilità di intervenire in tale procedimento, sarebbero fonte di ulteriori preoccupazioni in termini di privacy. La Conferenza e l?International Working Group on Data Protection in Telecommunications intendono seguire con attenzione e in modo approfondito gli sviluppi tecnologici in questo campo, al fine di garantire il rispetto dei principi di protezione dati e privacy nell?ambito della cosiddetta "informatizzazione pervasiva" (ubiquitous computing)" È bene però sottolineare una cosa: l'RFID non è pericoloso per l'utente finale, ma per chi fornisce le informazioni a cui è legato il tag (per capirci, chi vende i prodotti, in quanto quest'ultimo già ha tutti i dati di suo interesse, un esempio sono le tessere punti dei supermercati, lì viene legato sempre "chi ha comprato cosa e quando"), in quanto può fornire informazioni preziose ai suoi concorrenti; facciamo un esempio: ipotizziamo per assurdo che esistano due magazzini con l'RFID implementato sui prodotti in vendita al pubblico, potremmo trovarci in una situazione di questo tipo: La casalinga entra nel primo magazzino, fa la sua spesa, acquista i beni usando la tessera punti ed esce. Nel sistema informatico del primo magazzino, viene segnato chi ha comprato cosa e quando, viene segnalato agli addetti di riempire gli scaffali, vengono effettuati dei calcoli analitici per determinare questa persona quando avrà nuovamente bisogno di questi prodotti, vengono definite politiche commerciali ad hoc (es, se la casalinga compra i biscotti di tipo A tutti i martedì, il martedì potrebbe trovare un cartello pubblicitario per l'acquisto di prodotti relativi ai biscotti, o biscotti di altro genere, o concorrenti, o offerte sui biscotti). Terminata la spesa al primo magazzino, con ancora le buste della spesa in mano, si avvia verso il secondo, all'atto dell'ingresso nel secondo magazzino, l'apparecchiatura legge tutti i tag nelle buste, a questo punto possono avvenire più cose: a) nei tag non è scritto nulla oltre il SID, il sistema rileva l'ingresso di uno o più SID sconosciuti, non possono essere effettuate operazioni b) nei tag è segnato il codice del prodotto, il sistema identifica i biscotti e vengono attuate le politiche commerciali per battere la concorrenza (compra il latte, i miei biscotti costano meno e sono più buoni, ecc...) c) nei tag non è scritto nulla, ma in maniera non legale il concorrente entra in possesso dei dati del primo magazzino ed attua le politiche commerciali al punto b. d) i due magazzini si alleano e si scambiano le informazioni, se uno vende i biscotti, l'altro cerca di vendere il latte. Come si vede chiaramente, tutto non ha come perno l'RFID, ma le informazioni ad esso associate, sono quelle il vero fattore critico per la privacy. L'esempio mostrato è un'estremizzazione dell'implementazione dell'RFID nella vita di tutti i giorni, questa estremizzazione naturalmente prevede un bassissimo costo per i tag, ancora allo stato non praticabile (di sicuro non è applicabile una etichetta di 50 centesimi su un pacco di biscotti) e comunque una infrastruttura informatica di alto livello e di sicuro costo per chiunque. Restano comunque completamente valide le regole imposte dalla risoluzione internazionale, che si spera, riesca ad evitare problemi come quelli esposti. È comunque bene precisare, che in caso di enormi volumi di dati (si parla addirittura di alcuni trilioni di etichette all'anno) non è praticabile tecnicamente una struttura di controllo con identificazione univoca del bene, le elaborazioni statistiche, in alcuni casi, potrebbero richiedere anche mesi. Ricordo inoltre che esistono Tag specifici per le transazioni economiche (vedi terzo articolo) che tutelano in pieno la privacy in modo formale, cioè dal punto di vista della risoluzione sopraccitata (ad esempio le chiavette del caffè), ma non tenendo conto dei dati associabili (il Log delle transazioni delle chiavette del caffè effettuato dalla macchinetta, incrociato con la lista delle chiavette consegnate, non facente parte dell'applicazione o del sistema ma comunque presente in azienda) di fatto viene bypassata la normativa. Nella prossima puntata, chiuderemo il nostro speciale andando a vedere cosa prevede il futuro, cosa si stà facendo adesso negli stati uniti con la tecnologia in UHF, le cause di un fallimento di un progetto RFID. Corrado Patierno
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Roma - Terzo appuntamento dello speciale sulla tecnologia RFID. Nelle precedenti puntate ho illustrato, per sommi capi, l'evoluzione storica della tecnologia e il funzionamento fisico degli apparati, identificando le limitazioni a cui sono sottoposte le varie tipologie di transponder: - Attivi: grandi distanze di lettura ma tempo di vita dipendente dalla batteria; - Passivi magnetici: campo di lettura di massimo un metro; - Passivi elettrici: campo di lettura inefficace a breve distanza e distanza massima per letture certe fino a 10 metri (la distanza massima è fortemente influenzata dalle normative sulle emissioni elettromagnetiche di ogni singolo stato). Quest'oggi completerò la parte tecnica approfondendo la parte relativa alla comunicazione tag-reader e alle norme ISO, concetti che ci permettono di districarci nei meandri delle varie tipologie di prodotto. Il processo di comunicazione sulla portante RF avviene attraverso l'elaborazione dei "disturbi" causati dai tag immersi nel campo elettromagnetico, mentre la velocità di comunicazione tag-reader è funzione della frequenza utilizzata (è un suo sottomultiplo, gli shunt vengono codificati secondo un determinato codice) ed è funzione dell'algoritmo anticollisione utilizzato per la lettura. Come spiegato negli articoli precedenti, il processo di comunicazione fallisce nel caso che due tag cerchino di comunicare contemporaneamente (effetto collisione) in quanto la comunicazione ricevuta dal reader è la fusione di due comunicazioni, e come tale indecifrabile. Per ottimizzare l'uso della portante RF ed avere una certezza di lettura senza collisioni, si possono utilizzare due sistemi di codifica dell'anticollisione differenti: deterministico e stocastico. Entrambi i due approcci emettono una serie di impulsi (detti "bit-stop") che determinano un ticchettio radio (come un metronomo, i cui spazi sono denominati "nibble" e dentro i quali vengono inviati i SID dei tag), questa serie è poi divisa in ulteriori segmenti chiamati "time-slot". Un singolo time-slot permette ai tag di determinare quando trasmettere: in pratica il tag conta quanti battiti sono iniziati dall'inizio del time-slot, e se questo numero corrisponde al suo ultimo numero del SID il tag emette il suo SID. Questo metodo di comunicazione, nel caso di una serie di tag sequenziale (ideale), è ottimale perchè ogni tag sa quando emettere e non avvengono collisioni. Nel caso reale, dove esistono due o più tag con la cifra finale del SID identica, è necessario un sistema che permetta l'identificazione di entrambi i tag: l'algoritmo anticollisione.  L'approccio deterministico all'algoritmo anticollisione ha una struttura lineare di ricerca dei SID dei tag: in pratica, ad ogni collisione, il reader chiede ai tag di contare i time-slot come se fossero la seconda cifra da destra del SID, così da ottenere gli ultimi 2 numeri del SID e permettere di dividersi il tempo di emissione senza collisioni (nel caso di seconda cifra identica, si passa alla terza e così via). L'approccio stocastico sfrutta sempre il sistema della battitura, solo che in caso di collisione, continua la lettura dei successivi ed elabora i tag collisi in un secondo momento; all'atto dell'elaborazione della collisione, il reader interrogherà solo i tag collisi inviando un comando che identifica la parte del time-slot collisa (preavvisando quindi gli altri tag al silenzio) e la richiesta della seconda cifra da destra come un time-slot normale, ottenendo le due letture separate (il processo si ripete per tag con più di 2 cifre identiche). È facile comprendere che l'algoritmo di tipo B è più performante del tipo A. Nella normalizzazione delle infrastrutture, i tag tipo A saranno sempre deterministici, i tag tipo B saranno sempre stocastici (l'esempio degli algoritmi di tipo A e B sono presenti nell'ISO 14443-3). Entrambi gli algoritmi anticollisione contengono i comandi per eseguire la lettura/scrittura dei dati contenuti nei tag oltre il suo SID. Il processo di lettura/scrittura dei dati all'interno di un tag è univoco, cioè il reader impone il silenzio a tutti i tag eccetto quello per il quale vuole ottenere i dati ivi contenuti oppure scriverne di nuovi: questo presuppone naturalmente una previa lettura del SID da interrogare o aggiornare. Nei sistemi ISO (ed in particolare nel 15693) la memoria è organizzata per pagine, cioè aggregazioni di 8 byte: ogni 8 byte è presente un singolo bit di status (che può assumere valori di 0 od 1). Il bit di status è di fondamentale importanza quando i dati presenti nel tag devono essere preservati in quanto i dati sono scrivibili fintanto che lo status della pagina è posto a 0: quando quest'ultimo viene settato ad 1 i dati e lo stesso bit di status non possono mai più essere modificati, bloccando perennemente il dato contenuto. Ricollegandomi alla recente notizia "Come ti cracco l'RFID con un PDA" pubblicata su queste stesse pagine, vorrei precisare che il cracking è stato possibile semplicemente a causa di una cattiva implementazione del sistema RFID da parte dei tecnici. Il sistema craccato funzionava così: 1) su ogni pacco viene apposta una etichetta RFID e nel suo interno vengono scritti i dati del codice a barre; 2) all'atto dell'acquisto i dati vengono semplicemente cancellati dal tag. Si desume subito che il sistema è adatto per interfacciarsi con i vecchi codici a barre, ma per venire incontro alle problematiche di privacy, il tag viene cancellato all'uscita. Il cracker non ha modificato il SID né ha in alcun modo violato la tecnologia; anzi, ne ha sfruttato le sue potenzialità: con un palmare ed un reader portatile (ne esistono alcuni in formato CompactFlash con distanze di lettura nell'ordine dei 4 cm) ha eseguito una semplice lettura e cancellazione delle pagine di memoria (non bloccate perché da cancellare all'uscita), quindi il prodotto è risultato non più identificabile dal sistema informativo presente nel supermercato. Questo è accaduto perché è stato fatto un uso scorretto della tecnologia RFID oltre ad una scelta infelice della tipologia di tag da usare (esistono tag con algoritmi studiati specificatamente per le transazioni bancarie, quindi molto sicuri). Un sistema normale avrebbe associato, in un database interno al sistema informativo, il dato del SID con il dato del codice a barre per poi elaborarlo o cancellarlo, lasciando quindi inalterata la struttura del tag (ed utilizzandolo esclusivamente per l'identificazione ). Un sistema idoneo dovrebbe dovuto funzionare così: 1) su ogni pacco viene apposta un'etichetta RFID ed in un apposito database vengono scritti i dati del codice a barre associati al SID; 2) all'atto dell'acquisto viene letto il codice SID, convertito dal database nel relativo codice a barre ed elaborato per il pagamento. Infine è bene chiarire che non è possibile modificare i dati del SID, in quanto questi vengono inseriti fisicamente dal produttore dei tag all'atto della produzione, così come non è possibile modificare i dati scritti se lo stato delle pagine è impostato ad 1. L'unica possibilità di violare la tecnologia è rompere il tag o guastare totalmente il chip (cancellando brutalmente con eccesso di calore o radiazioni X o UV tutto, compreso numero SID, algoritmo di collisione, sistema di comunicazione: dopo un simile trattamento il tag potrebbe non rispondere nemmeno più al reader). Parte II (pagina 2 di 2) All'inizio della storia dei transponder di natura non aereonautica, la normalizzazione delle procedure di produzione (e di conseguenza di tutti gli apparati visti fino ad ora) erano alquanto flessibili: questa scelta fu presa per permettere un'evoluzione tecnologica quanto più svincolata da norme e regolamenti burocratici, permettendo quindi l'affermazione di uno o più standard sulla base delle effettive capacità o usi derivati. Successivamente si rese necessaria l'emissione di standard per permettere l'intercomunicazione, scambio ed interoperabilità tra apparecchiature e prodotti di diversi produttori. Allo stato attuale, le tipologie di tag passivi non sono state completamente normalizzate proprio per permetterne l'evoluzione non condizionata (la banda magnetica è stata studiata e normalizzata, la banda UHF è ancora libera anche se, come vedremo in seguito, va affermandosi ). La differenziazione delle tipologie di tag normalizzati viene classificata attraverso determinate norme ISO che impongono ai vari produttori, nel caso decidano di sviluppare un prodotto non esclusivamente funzionante con la loro tecnologia, tutta una serie di prescrizioni generali atte alla produzione di infrastrutture formalmente uguali tra di loro, permettendone quindi l'interoperabilità: per fare un esempio, un tag della Texas Instruments, se rispetta l'ISO 15693, può essere letto da qualunque lettore che supporti tale standard. I due standard più utilizzati in campo magnetico sono il 14443 ed il 15693. Entrambe queste normative sono suddivise in sottocapitolati dove vengono definite delle regole su "Algoritmi di comunicazione RF", "Algoritmi di comunicazione con altre apparecchiature" (RS232, RS494, ecc.), "Frequenze utilizzate", "Boxatura e stampabilità", "Struttura intrinseca", "Filiera di produzione", "Requisiti minimi", "Potenze di emissione massime", "Regole cogenti". Queste norme ISO non sono "imposte": qualunque produttore può decidere di applicare le norme parzialmente o di aggiungere alle norme parti esclusivamente propietarie (con rispetto, ovviamente, alle normative locali sulle emissioni elettromagnetiche ecc.). Un esempio è dato dall'algoritmo anticollisione, e in particolare dalla parte riguardante il campo RF dell' ISO 15693, sia A che B: Texas Instruments ha aggiunto il suo protocollo TAG-IT, invece Philips il suo ICODE (i prodotti prendono i nomi dai protocolli), questo fa sì che un lettore che supporta lo standard 15693 legge entrambi i prodotti, un lettore che oltre questo standard supporta lo standard nativo del tag, legge con meno collisioni quel prodotto tag. Vediamo gli elementi normalizzati e comuni alla maggior parte di lettori e tag: - frequenze RF; - comandi standard del lettore (reset CPU lettore, impostazioni porta RS, calibrazione campo RF); - comandi standard lettura RF (tipo di lettura, lettura dei dati contenuti, comandi protocollo anticollisione); - comandi standard scrittura RF (scrittura e bloccaggio perenne dati) - risposte e messaggi d'errore. A questi spesso vengono aggiunti: - controllo apparecchiature esterne; - protocolli proprietari; - sistemi accessori nei tag (ad esempio, i tag ICODE hanno anche un sistema EAS). Il sistema ISO è alquanto articolato, anche perchè spesso i riferimenti tecnici sono incrociati. La normativa generale che racchiude i parametri per l'identificazione e l'uso per lo scambio internazionale (quindi l'utilizzabilità per tutte le normative sulle emissioni elettromagnetiche internazionali) è l'ISO 7810. Qui vengono descritti i parametri per le ISO 10536 ("close-coupled card"), ISO 14443 ("proximity card"), ISO 15693 ("vicinity card"), ISO 10373 ("proximity and vicinity card"), ISO 9798-2 (procedura mutuale di comunicazione TAG-Reader per la sicurezza in campo pagamenti - cifratura dei dati). Non è invece ancora presente una normativa per i tag UHF, in quanto troppo recenti: per questa categoria è in fase di redazione la ISO 18000. Sostanzialmente, a parte i livelli di emissione elettromagnetica (e relativi test) ed i protocolli RF e PC-Reader, le normative lasciano ampio spazio alla creatività dei produttori. Le frequenze in campo magnetico più utilizzate sono: - 125/134 KHz, di norma utilizzate per transponder passivi a basso costo, con consumi accettabili e ottima capacità di penetrazione in materiali metallici, non metallici ed acqua. Spesso vengono utilizzati per il controllo animale o per badge di prossimità per il controllo accessi; - 6,78 MHz, utilizzabile in ogni paese, di fattura ed uso simile ai tag da 13,56 MHz; - 13,56 MHz, utilizzabile in tutto il mondo, con una velocità di trasmissione pari a 106 Kbit/s e un basso costo di produzione per i tag passivi, è lo standard attualmente più diffuso; - 27,125 MHz, utilizzata per applicazioni ferroviarie speciali. Le frequenze in campo UHF sono diverse da paese a paese, in italia per i tag attivi sono disponibili due frequenze (433 MHz, per il campo ferroviario e 915 MHz per le applicazioni commerciali come il Telepass); per i Tag Passivi si può utilizzare la frequenza ad 868 MHz, una delle poche che non richiede, per bassissime emissioni, una licenza di emissione. È quindi possibile distinguere i tag sia per la frequenza utilizzata sia per la normativa di riferimento a cui si appoggia il protocollo RF. Di fatto, in campo tecnico si identifica una famiglia di tag utilizzando uno schema simile a questo: tag passivo - 13,56 MHz - ISO 15693/B. La rivoluzione più importante di questa tecnologie è stata la progettazione e la realizzazione di etichette flessibili, autoadesive e stampabili, oggi comunemente denominate tag RFID. La tecnologia utilizzata da queste etichette è a 13,56 MHz su protocollo ISO 15693 (A/B). Questa frequenza permette l'uso dell'etichetta in tutto il mondo e l'algoritmo RF e Reader-PC è semplice e di basso costo. Nel prossimo articolo tratteremo come utilizzare correttamente i tag, quali sono le applicazioni reali in essere oggi, i limiti dei tag, i problemi di privacy, le evoluzioni con EPCGlobal e UHF. Corrado Patierno
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